giovedì 9 agosto 2012

Del bevitore... del poeta... del viaggiatore: Del poeta



Del poeta…
E dopo il “tour enogastronomico” del precedente post, cambio radicalmente argomento per aprire una parentesi più intellettuale. Ma è poi così vero che le due tematiche non hanno nulla a che fare l’una con l’altra?
Probabilmente no e non solo per averlo letto su quel bigliettino da visita dell’enoteca.
Ma partiamo proprio da quello che è il filo conduttore dei tre post.
Infatti se penso a quell’enoteca la mia immaginazione mi porta al concetto dei caffè letterari in cui si incontravano le personalità più illustri del tempo: letterati, poeti, artisti e politici.
Perché allora andavano per la maggiore i caffè, mentre oggi sono più di nicchia le enoteche. E se poi sono enoteche letterarie…
Ma come è possibile che possa nascere questa unione eno-poetica?
Probabilmente in maniera molto naturale perché sia leggere e scrivere poesie che bere un buon vino, fanno provare delle sensazioni personali, delle suggestioni che possono portare chiunque se ne intenda a tracciare un parallelismo tra poetica e degustazione.
Appurato quindi che esiste un nesso fra vino e poesia, da quale pensiero è nato invece l’accostamento fra poesia e la mia vacanza itinerante che sto raccontando, fra il “poeta” e il viaggio?
La risposta è molto più immediata di quanto si pensi.
Sicuramente perché la poesia è l’arte e la tecnica di esprimere in versi esperienze, idee, emozioni e fantasie, che è poi il concetto base di questo blog. Non scrivo in rima, ma cerco di lasciare fluire i miei pensieri raccontando ciò che mi succede e in particolar modo ciò che mi colpisce e mi trasmette una grande emozione, come la vacanza in questione.
Statua di Giacomo Leopardi a Recanati
Sicuramente perché questo viaggio itinerante mi ha vista arrivare anche a Recanati, paese che diede i natali a Giacomo Leopardi e di cui, in compagnia del mio compagno – il bevitore e mangiatore del primo post - ho visitato i luoghi principali, primo fra tutti “l’ermo colle” dove il poeta soleva passeggiare e sedersi “sedendo e mirando” il limite tra l’orizzonte della siepe e gli spazi del cielo. E vuoi che la sensazione che quel luogo ti trasmette è proprio di “profondissima quiete”, vuoi che il concetto di poesia aleggiava nell’aria, vuoi che un po’ tutti abbiamo provato a scrivere delle poesie nella nostra vita, la passeggiata per le vie semideserte del paese in una calda giornata estiva, ha portato anche il mio compagno a comporre una poesia. Di preciso un haiku, genere di poesia giapponese che consiste di 17 sillabe appena ripartite in tre versi in cui due quinari si alternano a un settenario.
“Ora respiro/la stessa aria che fu/dell’infinito”
Insomma, la tappa a Recanati lo ha nobilitato: da “bevitore e mangiatore” è passato a essere “poeta”.
Però il vero motivo per cui mi sento di accostare poesia e viaggio, è la risposta alla domanda: che cos’è la poesia? O meglio, che cosa è poesia? Che sono due domande sottilmente differenti. Perché alla prima basta rispondere con la definizione che ne dà il vocabolario della lingua italiana, ma rispondere alla seconda risulta essere molto più complesso. Se non altro perché mette in gioco la soggettività e rimanda al contesto in cui è stata composta e in cui viene letta.
Difficile dire cosa sia Poesia oggi.
Si può fare una distinzione fra poesie scritte per comunicare un messaggio e tra poesie più intime, scritte più per se stessi, ma secondo me la poesia è libera, non ha confini delimitabili.
E’ come la musica che deve stimolare pensieri, sensazioni, ricordi attraverso le parole, ma soprattutto per un “poeta” inteso come persona dotata di grande sensibilità e immaginazione, è tutto ciò che ci circonda, tutto ciò che riesce a comunicare qualcosa.
Poesia sono gli stessi oggetti che percepiamo e che rivediamo attraverso l’anima; poesia è tutto ci che mi suscita un sentimento, un’emozione.
C’è poesia… nella scelta di un viaggio itinerante alla scoperta di nuovi luoghi, nuove usanze e nuove persone;
C’è poesia… nella partecipazione al matrimonio di una cara amica che abita a 800 km da te (Volturino);
C’è poesia… nell’immortalare con numerosi scatti fotografici gli attimi di questo viaggio;
C’è poesia… nell’osservare una composizione floreale galleggiante o una lanterna volante (Cerignola – ricevimento di nozze);
C’è poesia… nell’osservare distese di ulivi e ripensare a film e libri che si svolgono in questi luoghi (Puglia e Abruzzo);
C’è poesia… nel guardare il mare di notte illuminato dal chiarore della luna (Vieste);
C’è poesia… nell’incontro con una persona dopo 27 anni (Campobasso);
C’è poesia… nel conoscere persone nuove che ti accolgono con un sorriso (Campobasso, Chieti e Roseto degli Abruzzi);
C’è poesia… nell’accompagnare le chiacchiere con un buon vino rosso (Roseto degli Abruzzi);
C’è poesia… nel vedere realizzato l’amore verso il prossimo (Fondazione Piccola Opera Charitas – Giulianova);
C’è poesia… nello scrutare l’orizzonte dalla cima di un colle (Recanati);
C’è poesia… nel percorrere faticose salite a piedi per raggiungere un luogo sacro e il suo mistero (Loreto);
C’è poesia… nel relax a bordo piscina, svuotando la mente e sentendosi liberi (Urbino);
C’è poesia… nei colori del tramonto;
C’è poesia… nel tornare a visitare un luogo dopo una decina d’anni e pensare a quante cose sono successe nel frattempo (Urbino);
C’è poesia… nel salutarsi con un bacio e sentire già la mancanza dell’altra persona;
Perché c’è sempre poesia nell’aria, intorno a noi…
C’è poesia dentro di noi.


giovedì 2 agosto 2012

Del bevitore… del poeta… del viaggiatore...: Del bevitore


Manca poco al mio secondo viaggio di quest’estate e ancora devo pubblicare i tre post della prima vacanza. Meglio cominciare col primo allora…

Del bevitore…
Forse sarebbe più corretto titolare questa parte “Del bevitore e del mangiatore”, perché in realtà noi non siamo andati a quella famosa enoteca citata nell’incipit, né in nessun’altra. Noi siamo andati a un matrimonio, un matrimonio pugliese, il nostro primo matrimonio in Puglia e se anche a voi è capitata questa esperienza, saprete benissimo che c’è una grande abbondanza di alcol ma soprattutto di cibo. Ottimo, ma davvero troppo.
Se poi pensate che la vacanza è proseguita in altre località dove il cibo è altrettanto ottimo e dove non si è mai stati prima, è normale che il viaggio itinerante sia diventato anche tour enogastronomico.
Ma a proposito… continuo a parlare al plurale ma non vi ho detto con chi ho viaggiato. Ve lo presento  molto rapidamente e senza spendere troppe parole. Il mio compagno di viaggio era questo allenatissimo “bevitore e mangiatore”.
Ma sia chiaro: bevitore nel senso di colui che non disdegna il vino ma senza eccedere e soprattutto, ubriacarsi; e poi bevitore gregario – ho trovato questo termine in internet e mi è sembrato abbastanza appropriato alla situazione – nel senso che in compagnia il consumo di vino diventa un elemento unificante del gruppo (e immaginatevi a una festa di matrimonio lunga 12 ore… ) ma che alla fine del tutto, al momento dello scioglimento del gruppo, viene ridotto o eliminato del tutto.
Bevitore e mangiatore in quanto amante delle cose buone che la cucina italiana ci offre.  
E poi si sa che in compagnia si riempiono i calici e si fanno i brindisi, in compagnia si beve più volentieri e in compagnia le varie degustazioni sorgono più spontanee.
Se poi si tratta di mischiare prosecco, spumante, vino bianco e vino rosso e alla fine magari un digestivo, in fondo un po’ tutti vestiamo i panni “Del bevitore” in certe occasioni di festa.
Anche io, anche se dopo un tot di bicchieri mi viene mal di stomaco e quindi evito di eccedere.
E cosa dire “del mangiatore”? Che nei 6 giorni di viaggio-vacanza ho mangiato tanto quanto ai pranzi di Natale! Non ci credete? Beh, pensate solo al pranzo di nozze. A uno in senso lato. Aggiungeteci poi che era un pranzo di nozze in Puglia, iniziato alle 14:30 e finito alle 21:30, siete ancora scettici? Troppo, troppo ricco. Se poi uno è abituato a mangiare o solo un primo o solo un secondo a pasto (come la sottoscritta), quando ho visto che i primi previsti sarebbero stati 6, ho capito che sarebbe stato veramente troppo.
Bisognava digiunare per una settimana. Prima di partire l’avevo immaginato, ora lo so per certo.
Tutto molto curato e buono comunque.
Continuando poi  le nostre mangiate anche nei giorni successivi, è stato meraviglioso realizzare di essere veramente in vacanza senza il bisogno di fare la spesa, pensare che cosa mangiare giorno per giorno, cucinare e sistemare la cucina. Eh sì perché se uno è tanto rilassato, mangia anche con più gusto.
E allora in Puglia non potevo non mangiare le orecchiette alle cime di rapa, i taralli e le cartellate; in Abruzzo i maccheroni alla chitarra accompagnati da un ottimo vino rosso e nelle Marche, anzi, a Urbino le cresce.
E tutto sempre in abbondanza. Quindi addio dieta!
Ma in fondo quando uno è in vacanza, lo è in tutti i sensi e allora ci si ricorda anche quali sono i piaceri della vita! Bere e mangiare bene rientrano sicuramente fra questi!


lunedì 30 luglio 2012

Del bevitore… del poeta… del viaggiatore: incipit


Sono appoggiata al bancone della reception dell’Hotel 2 Mari di Vieste. La tizia mi sta preparando la fattura per la notte appena trascorsa qui e nel frattempo occupo il mio tempo guardandomi intorno.
Se guardo attraverso le vetrate della hall vedo che non è una bella giornata. Il cielo è coperto, c’è la solita brezza marina che, senza il calore del sole, risulta anche leggermente freddina e sembra che debba piovere ancora. Tra me e me ringrazio il cielo di aver aspettato proprio oggi per peggiorare il proprio status. Il sole infatti era fondamentale nei tre giorni appena trascorsi e così è stato, non mi ha delusa. Quindi non posso lamentarmi, anche se col sole tutto è più bello. Sempre. Se poi si è in vacanza…
Torno quindi a guardare la signora della reception che ancora non ha finito di scrivere la ricevuta a mano. Certo che quest’era del computer ha ancora tanti bug.
Tuttavia questa lentezza da parte sua involontariamente dà un kick alla mia vena creativa, perché è a questo punto che lo vedo, a pochi centimetri da me. E’ infilato in un holder di plastica trasparente e così bianco si mimetizza un po’ rispetto ai colori vivaci del depliant dell’hotel, ma molte volte anche un semplice nome, un titolo, colpiscono di più di un’immagine tutta colorata ed elaborata.
Leggo: “Enoteca. Del bevitore, del poeta, del viaggiatore”. E’ un biglietto da visita bianco con la scritta nera. Niente di ché insomma, ma un titolo del genere non può che farmi partire per un viaggio mentale (in senso buono), stimolare la mia più fervida fantasia, la mia parte più creativa e chiamiamola poetica, quella che mi fa scattare l’immediata voglia di scrivere.
Tre parole (lasciamo perdere la parte commerciale dell’enoteca) che nella mia mente già sono titolo di un mio post, del mio prossimo post e che subito portano i miei pensieri nella direzione di un testo da scrivere. Subito. Cioè vorrei farlo subito ma purtroppo ora dobbiamo ripartire. Ci aspetta un lungo viaggio oggi con tanti luoghi diversi da raggiungere e tante persone da vedere e rivedere. Oggi è la giornata più intensa di tutta questa vacanza e quindi sono costretta a fissare il titolo nella mia mente e di elaborarlo in un momento successivo.

…Momento successivo che arriva a vacanza terminata. Vacanza itinerante con il mio mezzo macchina che mi ha portata in giro per 4 regioni d’Italia toccando Volturino, Cerignola, San Giovanni Rotondo e Vieste in Puglia, in provincia di Foggia; Campobasso in Molise; Chieti e Roseto degli Abruzzi in Abruzzo; Recanati, Loreto e Urbino nelle Marche, il tutto in 5 giorni. Bella e rilassante, soprattutto per la mente.

Ma tornare significa riprendere col proprio quotidiano e tutto ad un tratto le tanto sognate ferie sembrano un ricordo lontano. Quasi. Perché se uno non volta subito pagina e anzi, riperorre il viaggio da poco terminato, il ricordo può perdurare per diversi giorni ancora.
Ed è quello che faccio sempre io. Un po’ perché è nella mia indole rivivere i momenti belli della vita, un po’ perché amo la fotografia e la scrittura ed entrambe sono due ottimi strumenti per fissare nella memoria i momenti più significativi del viaggio.
Quindi per me era scontato che proprio in questo momento mi sarei trovata sia a fare il punto della situazione, sia a ricordare gli attimi più belli dell’esperienza, sia a mettere nero su bianco il tutto.
E allora comincio, proprio da quel titolo d’effetto che è un ottimo punto di partenza. E’ un titolo che può darmi le linee guida del mio post. Anzi, pensandoci bene, dei tre post. Sì, perché i tre momenti “del bevitore”, “del poeta” e “del viaggiatore” possono viaggiare insieme, così come separatamente.
Concludo quindi questo incipit che serve come grande cappello ai tre mini-post che seguiranno con una frase adatta all’occasione:
“I giorni appartengono al calendario, gli istanti appartengono a noi”. (A. Curnetta)

venerdì 13 luglio 2012

Cinque matrimoni (dieci nascite, cinque battesimi, due voti perpetui)… e spero nessun funerale


Il titolo di questo post rifà il verso al titolo di un famoso film, ma di finzione non si tratta. E’ tutto vero… sono i grandi eventi che dovrebbero accadere entro questo 2012.
Nel 2012?! Ma.. ma… il mondo non doveva finire quest’anno!?
Le notizie si susseguono ormai da un paio d’anni sulla fatidica data della fine del mondo. Anche se diversi cantanti, fin dagli anni ‘70 (The Doors con The End), hanno raccontato di quando questo mondo cesserà di esistere, e qualcuno si è anche chiesto “a che ora è la fine del mondo?”. 
Quindi è sempre stato interesse dell’uomo, che naturalmente ha paura della morte, intesa come non conoscenza del futuro, sapere fino a quando sarebbe sopravvissuto e, di certo, la tecnologia non ha potuto rispondere a questa domanda. 
Però, come dicevo, una scoperta archeologica sembra aver datato questo momento in cui miliardi di persone scompariranno per sempre dalla faccia delle Terra, anzi, diciamo proprio che dovrebbe scomparire la Terra. Questa data è il 21/12/2012 perché intorno agli anni mille, i Maya, popolo astrologo, hanno inciso su pietra un calendario perpetuo che termina, scusate l’ossimoro, in quel giorno. 
A questo punto mancano meno di 6 mesi alla fatidica data dopo più di due anni che ne sento parlare. Però devo ammettere che, mentre all’inizio sembrava ci fosse una maggiore attenzione verso la questione e le persone fossero meno scettiche e quindi realmente preoccupate, con il passare dei mesi ho notato una maggiore ilarità nel parlarne, un dilagare di sarcasmo e cinismo e una crescente tranquillità. Soprattutto quando si è ventilata l’ipotesi che la data fosse stata anticipata.
Da parte mia tanto scetticismo in merito, però a essere sincera fino in fondo, quando i primi mesi dell’anno sono venuta a sapere che nel corso del 2012 avrei partecipato a una marea di cerimonie, mi sono chiesta quante sono effettivamente le persone scettiche. Qualcuno magari ci crede? Ed è da questo pensiero che nasce questo post.
Nel 2009 è iniziata una nuova epoca che mi ha fatto capire che ormai io e i miei coetanei siamo persone adulte e pronte a formare nuove famiglie. Anche solo qualche anno prima mi sembrava un avvenimento così lontano, ma in effetti a 28 anni è anche giusto cominciare a ragionarci. In fondo, appena 50 anni fa, se ci si sposava a 22-23 anni era già considerato tardi.
Quindi si può dire che sono già tre anni che vedo coppie di amici che si sposano, che vanno a convivere, che parlano di futuro e che pensano a quanti figli vorrebbero avere.
Però mentre ho avuto quasi 30 anni per abituarmi all’idea che sarebbe arrivato il tempo dei matrimoni, non avevo calcolato che la diretta conseguenza dell’unione di due persone, è la figliolanza e soprattutto che è una cosa alquanto immediata dopo lo sposalizio. E che questo oltretutto non si limita all’annuncio: ‘Aspettiamo un bambino!’, che già porta con sé stupore, scompiglio e gioia ma che dopo i 9 mesi di gravidanza, ci sono il grande avvenimento della nascita e dopo un po’ di tempo pure il battesimo (che resta probabilmente l'unico sacramento "ancora di moda", diffuso anche tra i non credenti).
Questo per dire che i festeggiamenti non hanno mai fine, almeno fin quando hai esaurito la lista di amici. Anzi no, in realtà mai, dato che anche le generazioni successive a noi ripeteranno il medesimo processo. E oserei dire, per fortuna. Il ciclo normale della vita è questo.
Tuttavia mi ha fatto uno strano effetto realizzare che nel corso di un unico anno avrei avuto 5 matrimoni certi (e 5 in forse), 5 nascite di interesse (nel senso che sono persone con le quali c’è un rapporto) e altrettante di persone che conosco ma con cui non c’è un contatto diretto, 7 battesimi certi, contando anche i pupi nati a fine 2011 e 4 in forse e per concludere, addirittura due voti perpetui. E a essere sincera, alcune domande me le sono poste.
Come mai proprio quest’anno le persone hanno pensato di sposarsi? Come mai proprio nel 2012 nasceranno tanti bambini? I media da anni continuano a parlare di calo delle nascite e aumenti di divorzi. Non è che le persone ci hanno fatto un pensierino vista l’imminente (?) fine del mondo?
E’ come se volessero realizzare un loro sogno entro quest’anno;
Come se, sapendo che il mondo e la vita finiranno, volessero avere compiuto almeno uno dei grandi passi della vita;
Come se volessero iniziare un nuovo percorso… alla fine del mondo.
Però a pensarci bene, i Maya non me ne vogliano, la verità è che è questa l’età giusta per pensare al proprio futuro, affinché queste scelte rappresentino un nuovo inizio e un nuovo cammino in novità di vita. 
Quindi a queste persone auguro un futuro… che sia la FINE DEL MONDO! Certo, l’hanno detto i Maya! 

domenica 10 giugno 2012

Marilyn: 50 anni dopo


“Mi sono sempre domandato che cosa si provi a essere la donna più famosa del mondo?” 

cit. film “Marilyn”
Se lo domandò il padrino di Colin Clark, bibliotecario presso il castello di Windsor nel 1956 e ce lo domandiamo ancora oggi, perché nonostante siano passati 50 anni dal giorno della sua morte, Marilyn resta viva nel ricordo di milioni di persone, sia di chi all’epoca era giovane come lei, sia di chi non era ancora nato, ma ha sentito e visto un’infinità di volte il nome e il volto dell’icona sexy per eccellenza.
Io naturalmente appartengo a questa seconda categoria di persone e dunque posso portare una testimonianza viva e reale di come Marilyn nel 2012 sia nel modo più assoluto un’icona intramontabile.
Premesso che ho sempre sentito parlare di lei e della sua morte che ha lasciato tante domande senza risposta, non sono comunque mai stata una sua fan o un’ammiratrice. Né del “biondo Marilyn”, né della sua indiscussa sensualità, né del suo potere magnetico nei confronti degli uomini che incontrò e frequentò.
Fuori discussione la sua bellezza, ma per indole (prima di iscrivermi all’università ero in dubbio se puntare su Scienze della Comunicazione o su Scienze criminologiche) sono sempre rimasta più colpita dal modo in cui è morta e quanto questo venga tuttora messa in discussione.
Però è arrivato anche per me il momento di conoscere di più di questa donna tanto famosa, quanto fragile e sola.
Tutto è cominciato a inizio anno quando ho iniziato a collaborare con Italia Crea, società che organizza fiere, fra cui Cartoomics e Weekend Donna.
Iniziare un nuovo lavoro richiede sempre uno sforzo iniziale per ingranare e cercare di apprendere più cose possibili, ma se ti appassiona, il tutto risulta molto più semplice.
E fu così che fin dall’inizio conobbi quella che sarebbe stata la fiera di Cartoomics da lì a poche settimane. Quali sarebbero state le varie aree, quali gli eventi, quali gli espositori e quali le mostre.
Fra queste ultime ci sarebbe stata per l’appunto quella dedicata a Marilyn Monroe, ricorrendo nel 2012 il 50° Anniversario dalla sua morte.
Disegno di G. Festino
Il titolo della mostra era “Marilyn Monroe: indagine non autorizzata” e sarebbe stata curata da IlCerchioGiallo. Alla base dell’esposizione il quesito “Falso suicidio o vero omicidio?”, dato che le teorie sono tante ma nessuno ad oggi sa cosa sia veramente successo quella notte a Brentwood, e all’interno una serie di opere Guido Crepax, Carlo Jacono e Giuseppe Festino ma anche le storie disegnate da Sergio Toppi, Guido Buzzelli, Gianni De Luca o scritte da Giancarlo Berardi e le opere realizzate ad hoc per Cartoomics da Anna Pennati, autrice del manifesto della mostra: tutte che avrebbero raccontato in un percorso davvero avvincente quanto il mito dell’attrice più sexy del mondo sia ancora vivo.
Grande attesa e tanto lavoro, dunque, per il Cartoomics 2012 che si sarebbe svolto dal 16 al 18 marzo.

Ecco che dunque, durante i giorni di fiera, ho ritagliato un momentino per me per andare a visitare questa mostra che mi interessava già di più rispetto a quella fumetto erotico del secolo scorso. E anche se nessun disegno esposto ha raggiunto la fedelissima riproduzione della perfezione del viso di Marilyn,  ho trovato la mostra piuttosto interessante.
Ma se al momento ho pensato che la questione si chiudesse qui, in realtà è stato solo l’inizio di un percorso che si concluderà a fine anno.
Già, perché non solo sono venuta a conoscenza dell’uscita  anche in Italia del film “Marilyn”, che fra l’altro ha visto premiare con un Golden Globe l’attrice protagonista, e che quindi mi sono segnata come ‘film da andare a vedere’, ma ho saputo che anche per la fiera di Weekend Donna in autunno, si sarebbe portato avanti un progetto complesso riguardante la diva di Hollywood.

Ed eccoci al 1° giugno, quello che sarebbe stato l’86esimo compleanno di Marilyn Monroe e che invece vede uscire al cinema il film tanto atteso.
Non posso andarlo a vedere la sera stessa, ma già quattro giorni dopo mi trovo in sala a guardare questo film che a detta della critica è meraviglioso, sia per l’eccellente cast, sia per come il regista ha saputo ritrarre in modo intimo la celebre attrice hollywoodiana.
Ma io di solito non mi faccio influenzare dalle critiche o dalle recensioni, perché penso che i giudizi siano strettamente personali. Quante volte un film non mi è affatto piaciuto, mentre la critica lo osannava? E anche viceversa.
Quindi senza aver letto niente, sono arrivata in sala e mi sono goduta questo meraviglioso film.
Meraviglioso, davvero… mi sembra la parola più azzeccata. 
Perché in quanto appassionata di cinema, oltre a seguire la trama, ho voluto studiarmi anche ciò che sta intorno alla storia narrata e dunque: la recitazione, le musiche, i costumi, la fotografia, la fedeltà ai fatti realmente accaduti e proprio per questo mi sento assolutamente certa nel dire che il film è davvero ben riuscito e molto bello, un bellissimo omaggio al cinema di quegli anni. Certo, nonostante il Golden Globe e la candidatura agli Oscar, resta un film di nicchia,  ma per chi è realmente appassionato di cinema e dunque guarda di tutto, dal blockbuster al film più serio e impegnato, “Marilyn” (o “My week with Marilyn”, che è il titolo originale) è uno di quei film che va assolutamente visto.
Inoltre sono rimasta piacevolmente colpita dal fatto per omaggiare la diva scomparsa mezzo secolo, non si sia scelto di fare un  film sulla sua vita durata solamente 36 anni, che sarebbe stato più semplice e scontato, ma che si sia girato un film sulla realizzazione di un suo film (grande esempio di meta cinema), peraltro neanche tra i più conosciuti. Personalmente non avevo mai sentito parlare de “Il principe e la ballerina”, ma ammetto che non ho mai approfondito la filmografia dell’attrice, però ho apprezzato moltissimo che alla base ci fossero le pagine del diario di Colin Clark - ventitreenne rampollo di una ricca famiglia inglese talmente innamorato del cinema da essersi riuscito a infilare sul set di questo film come terzo assistente del regista Laurence Olivier, - scritte proprio durante la lavorazione della pellicola.
Marylin e Arthur Miller, suo marito fino al 1962
Raccontando questa sua settimana con Marilyn in prima persona, il risultato è un ritratto delicato, passionale e intenso dell’attrice, anima fragile e bisognosa d’amore, con alle spalle diversi matrimoni ma nessun vero amore (neppure Arthur Miller con cui all’epoca era sposata da appena 3 settimane e che avrebbe dovuto "frantumare le sue insicurezze"), profondamente insicura di sé, perennemente sotto l’effetto di ansiolitici e in ritardo sul set.
Questa la Marilyn che emerge dalla storia e che tutti hanno potuto conoscere da quando è stata ritrovata morta nel suo letto, coperta da un solo lenzuolo e con il ricevitore del telefono in una mano.
L’attrice che invece ha dato il proprio volto per questa parte è Michelle Williams, conosciuta quando ancora era Jen nel telefilm “Dawson’s Creek” e seguita nelle sue prime parti importanti al cinema fino a vederla in ruoli importanti e via via più impegnativi.
In “Marilyn” Michelle si cala ottimamente nei panni della diva riuscendo ad assomigliarle in modo sorprendente . E non solo fisicamente. A tratti sembra veramente Marilyn nel portamento, negli sguardi, nei movimenti… come se il metodo Strasberg che la Monroe seguiva con il supporto di Paula, come si vede anche nel film, e che prevede che l’attore diventi il personaggio che sta interpretando,  fosse stato seguito anche da Michelle.
Consiglio dunque la visione di questo film in quanto incantevole omaggio alla diva tragicamente scomparsa.
Per concludere, una mia riflessione.
Perché leggendo quella che è la presentazione del progetto “Anteprima Marilyn Monroe”, che, dopo la mostra di locandine al Wow Spazio Fumetto di Milano, la selezione della locandina vincitrice che diverrà il manifesto del grande evento “Marilyn, I love you” nonché veicolo per la comunicazione dell’iniziativa, vedrà il suo completamento alla “mia” prossima fiera di Weekend Donna a Milano (9-11 novembre), sono rimasta particolarmente colpita dalle prime frasi.
Si legge…
“Appartata, lontano dalle tombe di tutte le altre star che riposano nel cimitero di Westwood, solo una targhetta brunita con una scritta in rilievo permette di trovare la tomba di Marilyn Monroe. Quella targhetta, Marilyn Monroe 1926 - 1962, tuttavia è sbagliata: Marilyn Monroe non è nata nel 1926. Quell’anno, il primo giugno alle 9.30, nasce infatti Norma Jean Mortenson: la donna che diventerà Marilyn Monroe”
E se è vero che Marilyn ha cercato per tutta la sua vita di dimenticare il passato, di costruirsi una nuova identità e soprattutto, il 1° luglio 1956 “Marilyn Monroe” è diventato il vero nome anagrafico di Norma Jean e non più un semplice nome d’arte, allora io credo che quella targhetta sia veramente sbagliata. Lì sepolta c’è Norma Jean Mortenson. Perché Marilyn Monroe, la diva che ha impersonato dagli anni ’50 il simbolo del fascino della femme fatale, rimane un mito intramontabile che continua a vivere nei ricordi di milioni di persone… da 50 anni. Perché di Marilyn non se ne ha mai abbastanza. 













giovedì 31 maggio 2012

The day after - Scossi


Un film che porta questo titolo già esiste e tutti l’abbiamo sentito nominare, qualcuno l’avrà anche visto.
Del genere catastrofico, si accompagna a una miriade di altre pellicole che in questi anni si sono susseguite sugli schermi cinematografici. Catastrofi di ogni tipo: dalle innondazioni, agli uragani, dall’invasione degli alieni allo scoppio della guerra nucleare.
Ma sono e restano dei film.
Oggi è il giorno dopo di una catastrofe vera, reale, dolorosa e vissuta in prima persona.
Tutto il Nord Italia ha tremato e la furia devastatrice del sisma ha provocato nuovi danni e nuove vittime.
Nuovamente, dopo appena 9 giorni dal precedente sisma.
L’Italia è un Paese sismico, si sa e di terremoti ce ne sono stati un’infinità!
100 anni di terremoti in Italia (prendendo in considerazione la memoria storica attuale degli italiani) ci hanno insegnato che gli effetti catastrofici del terremoto dipendono principalmente dall’uomo.
100 anni di crescita scientifica e tecnologica ci hanno insegnato che ci si può difendere dal terremoto, prevedendolo.
Ma la paura resta sempre la stessa. Sentirsi vulnerabili e impotenti è una sensazione orribile.
Non essere sereni, avere l’ansia di andare a dormire, pensare di dover essere svegliati ancora una volta nel cuore della notte da quel boato sordo o dai violenti movimenti oscillatori, è avvilente.
E oggi, dopo il terremoto di ieri mattina alle nove (magnitudo 5,8) e quello intorno alle 13 (magnitudo 5,3), l'attenzione resta alta. 
Edifici distrutti, che hanno resistito fino a ieri, che hanno sopportato i bombardamenti delle guerre, ma non le 800 scosse in pochi giorni; vittime e feriti.
Il bilancio delle vittime è ormai salito a 17 persone (che si aggiungono ai 7 del terremoto dello scorso 20 maggio). Sono 5 le persone morte a Mirandola, 4 a Medolla, 3 a San Felice sul Panaro, altrettante a Cavezzo, una a Concordia e a Rovereto di Novi. L'ultimo operaio disperso è stato trovato senza vita in mattinata a Medolla. I feriti sono stati circa 350, mentre gli sfollati sono intorno ai 15000, che hanno passato la notte nei campi allestiti dalla Protezione Civile e negli alberghi messi a disposizione nella zona. 
E nei miei occhi ancora le immagini video e fotografiche che i media hanno diffuso sul crollo di edifici e di parti di essi. Lo sgretolamento del nostro patrimonio artistico culturale, macigni a terra e sul cuore di ciascuno di noi. Perché il terremoto è di tutti noi. Sono momenti destinati a fissarsi nella memoria di chi c’era.
Chi l’ha vissuto in prima persona non può scordarsi le sensazioni e le emozioni provate durante il sisma, i cumuli di macerie, le città fantasma; chi l’ha vissuto in altre occasioni se lo ricorda altrettanto bene perché la propria vita da lì è cambiata per sempre.
E parliamo di sensazioni vere, di un fenomeno reale e non di apocalissi fantascientifiche!
Ma oltre al terrore, restano tanti punti interrogativi.
Possibile che in 100 anni di catastrofi sismiche che ci hanno insegnato che la difesa più importante è costruire opere resistenti al sisma e, soprattutto, rafforzare quelle esistenti, è stato fatto ben poco? Possibile che si siano sottovalutati i rischi per ridurre il pericolo sismico del patrimonio edilizio esistente?
A quanto pare è possibile e ancora una volta, purtroppo, ci sono stati i capri espiatori che hanno perso la vita.
Ancora una volta viene richiesto un deciso e consapevole impegno di tutti i cittadini per abbattere il rischio sismico di scuole, ospedali, case, ponti, impianti industriali.
Per non parlare mai più di catastrofi, tragedie annunciate, disgrazie per il nostro amato Paese.
Perché un terremoto non è uno spettacolo, non funzionerebbe nemmeno se fosse oggetto di un film in 3D. Qui si parla della vita di tutti. Che merita protezione e tutela.

Erano giorni che organizzavo le mie idee per scrivere un post che alla lontana riguardasse le catastrofi naturali, ma dopo i recenti fatti, non ho potuto che scrivere un post più serio quanto doloroso. Perché sono vicina all'Emilia, perché penso a tutti gli sfollati che a quest'ora dovranno trascorrere un'altra notte d'ansia.


giovedì 17 maggio 2012

Ho fatto del computer una priorità e di facebook il mio lavoro…


…e per alimentare continuamente la mia passione per la comunicazione sulla quale sto investendo dall’inizio del nuovo millennio, twitto. 
Nerd? Assolutamente no.
Tecnico o ingegnere informatico? Assolutamente no.
Eppure termini come “applicazione”, “RSS”, “widget”, “link”, “condivisione”, “download”, “tag”, “hashtag” sono per me all’ordine del giorno.
Una scelta? No, semplicemente in questo mondo all’apparenza inconsistente perché non fatto di materia, ci sono scivolata dolcemente.
Ho seguito il progresso della tecnologia, senza forzature, senza obblighi, semplicemente perché il mio orientamento è per la comunicazione a tutto tondo fin da quando avevo 13 anni.
Già, il mio primo pc me lo regalarono quando ancora andavo alle scuole medie. Mi ricordo che era un IBM 386. Se ci penso mi viene da sorridere. Non ho mica 100 anni eppure guardate che salto enorme che ha fatto la tecnologia in questi 15/20 anni.
Ora tutto è slim, tutto è digitale, tutto è touch, tutto è rintracciabile… basta disporre di un dispositivo che è collegabile alla rete e via che si parte per un viaggio. Virtuale sì, ma quanto che ci sta dietro! Persino le nuove professioni.
Qualcuno rimpiange la carta, i libri, i giornali; qualcuno non li sa nemmeno apprezzare perché appartiene alla nuova generazione ed è capitato in quest’era tecnologica in continuo avanzamento.
Io adoro il pc, internet e tutti i dispositivi tecnologici che mi permettono di  poter scrivere, leggere, navigare, chattare, condividere con il resto del mondo le informazioni. Senza tutto questo metà della mia vita non esisterebbe. Esagerata? Assolutamente no! Proprio perché sono quasi 20 anni che le mie dita scorrono veloci sui tasti del pc, 10 anni che ho imparato a far stare il mio “pensiero” nei 160 caratteri di un sms, 5 anni che il mio unico schermo sempre acceso è quello del pc… non certo quello del televisore. 
Al pc scrivo questi post e tanto altro, su internet cerco le informazioni più svariate, quelle che un tempo si cercavano sulle pagine gialle o si venivano a sapere col passaparola, col cellulare mantengo i rapporti scritti e vocali con le persone che conosco.
Per interesse e per passione personale. Ora anche per lavoro.
Chi non ha mai sentito parlare dei social network? Chi negli ultimi anni non si è aperto un profilo facebook (poi magari abbandonato), un profilo Twitter o si è iscritto a Linkedin che ormai è diventato il nuovo sistema delle risorse umane per il recruiting?!
Chi non conosce questi loghi che ormai campeggiano in ogni sito, se non addirittura alla fine o all’inizio dei singoli articoli?! 
Personalmente, cioè per questioni personali, faccio login quotidiano in facebook (a cui sono iscritta da ben 4 anni, caspita, 4 anni!!!), Linkedin (perché mi arrivano gli aggiornamenti via email), Youtube (perché i video tutorial e video musicali danno colore ai momenti di svago), Google… sì perché tra un “search”, un’occhiata regolare alla casella di posta Gmail e il Calendar sul quale ormai appunto qualunque impegno, per sicurezza (perché tutto sommato la mia memoria è costantemente in allenamento), è la mia pagina principale su tutti i dispositivi che uso.
E poi c’è Twitter, l’ultimo scoperto e quello che attualmente maggiormente mi appassiona.
Sarà perché è l’ultima scoperta.. sarà perché il modo per comunicare attraverso di esso mi ricorda maggiormente gli sms… sarà perché fra i miei “following” ci sono pochissimi amici e tantissimi sconosciuti e questo molte volte mi permette di leggere informazioni e “battute” che altrimenti non leggerei, aprendomi nuovi orizzonti, scatenando pensieri e idee… sarà perché in Twitter pochissimi hanno il blocco, mentre in facebook GUAI se vai a vedere il profilo di uno sconosciuto… ti ritrovi il blocco e la dicitura che ti avvisa che per vedere i suoi contenuti, devi essergli amico (Puah! Stupidaggini! Perché non crederò MAI che le persone che hanno più di un tot di amici in facebook, siano così intimi con tutti. Eppure essendo “amici” - le virgolette sono volute - possono vedere TUTTO quello che l’altro pubblica. Ma dubito che tutto quello che uno pubblica possa andare bene a 300, 400, 500, 1000 amici. Sicuramente fra questi c’è qualcuno che la pensa diversamente, che si sente offeso, che si sente il dito puntato contro…)
O forse è perché facebook oramai sta perdendo quota su Twitter!??
Difatti facebook continua a reinventarsi, a rinnovarsi, eppure sto notando quanto poco i miei amici lo utilizzino. La maggior parte si è iscritta, ha avuto l’entusiasmo iniziale e poi l’ha abbondonato. Qualcuno per sempre, qualcuno una volta al mese si collega. Ma non era certamente questa la fine che doveva fare IL social network per eccellenza.
E comunque oltre a vedere un disinteresse crescente verso facebook da parte dei miei contatti, è scemato anche il mio personale interesse in quanto utente singola. Ormai la mia bacheca è piena di notizie di tutti i gruppi e le pagine a cui mi sono iscritta negli anni. Scovare uno “stato” di un amico o un articolo importante, molte volte è un’impresa. Tanto è valso fare una selezione delle persone e raccogliere quelle più importanti e più vicine a me sotto la voce “Amici più stretti” e quando il tempo che ho a disposizione è veramente poco, leggere solamente le loro attività quando mi compare la notifica.
Se invece voglio scrivere e quindi condividere con gli altri ciò che vedo, ciò che sento, ciò che sono, twitto e piazzo qua e là qualche #hashtag, che mi fa sentire parte di una banca dati (scusate, database) di parole e mi ricorda i tag usati nel blog.
Se voglio leggere informazioni utili, battute sarcastiche e sapere come la pensa su una notizia attuale un famoso blogger, uno scienziato o un cantante socialmente impegnato, mi connetto a Twitter.
E se quello che scrivo o retwitto (che corrisponde al “condividi” in facebook) lo voglio condividere anche in facebook (per tutti coloro che Twitter non l’hanno ancora scoperto), questo mi è permesso perché ho messo il collegamento diretto fra i miei tweet e il mio profilo facebook. 
Perché dico tutto questo?! Perché già tempo fa avevo pensato di scrivere un post su quanto la comunicazione abbia influenzato la mia vita.
Oso quasi parlare di un vero e proprio investimento in comunicazione.
Detta così sembra che ci siano di mezzo i soldi. In parte è vero, perché le basi me le sono costruite all’università, nel quinquennio di Scienze della Comunicazione, però per me la parola investimento ha un altro valore. Infatti come faccio il più delle volte, vado oltre al significato letterale del termine, per vedere cosa c’è sotto.
Parlando quindi del mio investimento in comunicazione...
Basti pensare alla facoltà che ho scelto dopo il liceo, che era l’unica che mi interessava fare, perché la comunicazione e il grande bisogno di comunicare fanno parte di me da una vita;
Basti pensare alla mia costante voglia e al bisogno di aggiornarmi in questo settore;
Basti pensare a quando davanti a un manifesto pubblicitario non guardo il contenuto, ma il contenitore e riconosco la genialità di certe menti creative;
Basti pensare a quando in un video cerco il messaggio che hanno voluto comunicare;
Basti pensare che il viral marketing, il guerrilla marketing, il social marketing e il mondo digitale continuano ad appassionarmi…
Basti pensare a quanto amore c’è per la grafica, l’organizzazione di eventi, la creazione di presentazioni, la fotografia, la scrittura più o meno creativa…
Basti pensare che attualmente la mia mansione è quella di “Social Media Coordinator”.
Cosa significa? Per i “comuni mortali” lo traduco in “trascorro le mie 8 ore lavorative su facebook” (generalizzando non poco), mentre agli altri posso dire sia che l’evoluzione del web e dei social network hanno cambiato radicalmente la concezione di promozione e comunicazione, dato che al comunicato stampa si sono sostituiti il viral video, il social blogging, il tweeting, l’hashtagging, fino al banalissimo sarin; sia che il Social Media è uno dei campi con maggiori possibilità professionali in questo momento, dato che moltissime aziende di grandi e medie dimensioni stanno attivando business unit dedicate esclusivamente al lavoro sui social network, sia per la promozione dell’azienda stessa e dei suoi prodotti, sia per la realizzazione di campagne strategiche per conto di clienti terzi.
Appena 4 anni fa non mi sarei mai immaginata di svolgere questo tipo di mansione, ma ora posso affermare che è appassionante e al passo con i tempi. E’ bello taggare, condividere e linkare anche per motivi di lavoro; è bello scoprire cosa attira lettori e stimola i “mi piace”, i commenti, le condivisioni e i tag e che cosa no; è bello espolorare continuamente il web alla ricerca di notizie e spunti da pubblicare. E’ un lavoro creativo e credo che mi si addica al 100%!
Però come anticipavo prima, sta diventando unicamente il mio lavoro, quello su cui mi concentro dalle 9 alle 18 di ogni giorno e poi accantono fino alla mattina seguente. Oramai tutto questo fiorire di social network nei settori più disparati (l’ultimo di cui ho letto notizia è un social network di condivisione della lavatrice per risparmiare sui consumi), non riesce più a coinvolgermi con passione. Oramai i miei clic post-lavoro sono quasi esclusivamente per sms, mail e tweet (con tanto di hashtag e menzioni). 
Ho promosso troppo Twitter!? Forse perché penso che andrebbe rivalutato da tutti, perché la sua forma concisa permette in realtà di comunicare, andando dritto al punto della questione e permettendo di trasferire l’informazione e la conoscenza in maniera veloce. O forse perché non è un vero social network, ma un mezzo di comunicazione di massa con tutte le caratteristiche dei media in regola. Solo più moderno, solo più interattivo, solo più socialmente coinvolgente. Esame di comunicazione di massa docet.